March 19, 2012
Risposte improbabili
C: amore una buona notizia, mi hanno dato l’aumento di stipendio!
M: perche’?
C:…
C: amore una buona notizia, mi hanno dato l’aumento di stipendio!
M: perche’?
C:…
Grace child development centre, originally uploaded by Littlelakes.
Mentre gli olandesi controllano febbrilmente lo strato del ghiaccio per capire se quest’anno finalmente si fara’ la 11 citta’ e gli italiani polemizzano su chi debba spalare la neve, io scarico foto di una settimana in India e metto insieme un po’ di pensieri.
Di tanti posti al mondo, l’India ancora mi mancava e l’occasione della conferenza della mia business unit ha rappresentato una occasione preziosa per cominciare a capirci qualcosa di questo paese strano.
A Bangalore e’ inverno, il che vuol dire che di giorno ci sono “solo” 30 gradi e di notte una brezza fresca che scendendo dall’aereo ti da il benvenuto. In India le strade sono un’esperienza, per come sono messe (male, molto), per il traffico che fa sembrare Shanghai una cittadina di un cantone svizzero, per quello che ci si vede attorno, dai rumori alle persone, alle case, baracche, giardini, fogne e ovviamente mucche.
Bangalore e’ la capitale dell’IT e cosi non perdiamo l’occasione per visitare gli uffici di uno dei nostri partner tecnici, aspettandoci orde di indiani che codificano ABAP e scoprire spazi moderni, menti brillanti e una visione del mondo interessante…la globalizzazione non e’ portare via posti di lavoro dal mondo occidentale, ma spostarli nei luoghi in cui chi li esegue rappresenta l’eccellenza.
A Bangalore abbiamo uno stabilimento che sembra un giardino e che ha una famiglia di scimmie che usa i tubi che girano tutto intorno alle aree di produzione come un gigantesco luna park e si divertono a tirarci le bucce delle carrube che mangiano sugli alberi di fronte agli uffici.
Poco lontano c’e’ il Grace child development centre, un posto in cui i bimbi dai 4 ai 21 anni dell’ultima casta (lo so che le caste sono state abolite, ma ditelo voi agli indiani…) ricevono 2 pasti al giorno, istruzione, assistenza sanitaria (incluso un piccolo lebbrosario) e per chi ne ha bisogno un posto in cui dormire. La mia societa’ ha adottato i volontari che si occupano del centro e sta fornendo materiali (facile facendo vernici) per risistemare i vari ambienti, costruire una cucina in muratura e allestire una sala computer.
Noi abbiamo passato un pomeriggio con i bimbi e ragazzi del centro, abbiamo portato cartoline dei nostri paesi per una lezione di geografia, dipinto muri e raccolto sorrisi. Abbiamo consegnato uno a uno 235 zainetti pieni di colori, quaderni e libri a piccoli che in alcuni casi potevano tranquillamente viverci in quello stesso zainetto e a giovani che potrebbero presto essere colleghi o leader di questa nazione incredibile. Ho visto il capo della mia business unit con gli occhi rossi di lacrime decidere su due piedi che da quest’anno i 10 migliori studenti che lasciano il centro al compimento del 21esimo anno saranno sponsorizzati dalla nostra business unit nella loro carriera universitaria, ho visto americani grandi e grossi diventare piccoli davanti a sorrisi e occhi che chiedevano solo di avere lo zainetto rosso invece di quello blu, ho visto future miss universo con visi che restano nel cuore vestire gia’ i gioielli riservati alle donne sposate nonostante l’eta’ dicesse solo 14 anni.
Mi si e’ aperto un buco nel cuore a vedere tutti quei piccoli e a vedere la passione dei loro insegnanti, mi sono venuti in mente i pomeriggi con la mamma allo studio guidato e mi e’ mancata ancora una volta, anche dall’altra parte del mondo.
C’era la stessa luna piena di un mese fa stamattina presto, la stessa luna che ho guardato dal balcone della casa di Massa aspettando che Mik e Diddo riportassero a casa papa’ alla fine di una notte infinita. C’era la stessa luna e un dolore diverso, quello di adesso ha avuto un mese per annidarsi e ramificarsi, per farmi piangere e colpire basso e cattivo, quello di un mese fa era solo attonito e stupito, troppo fresco per avere ancora un verso.
Passera’ , dai tempo al tempo e non aver paura di far saltar fuori il male mi dico e mi dicono, ma ci si sente piccoli e si mettono insieme tutte le piccole meraviglie quotidiane, tutti i dettagli inutili che fanno sorridere e che vorresti poter condividere e la consapevolezza di non poterlo piu’ fare fa prendere al male la direzione del rimpianto e della malinconia.
Aspetto che si sfumi il male e ritrovo mamma in ogni pensiero, ieri mentre giravo per il mercato di Haarlem con le bancarelle di Natale pensando che le sarebbero piaciute tantissimo, il giorno prima mentre annodavo la sua sciarpa che porto con me come fosse una coperta di Linus e ogni volta che parlo con papa’ e vorrei solo essere li a stringerlo forte.
Quello che ti spezza le gambe alla fine sono le piccole cose, come un dubbio su una ricetta, come passare ogni mattina per la strada in mezzo alla campagna e ricordarsi del suo sorriso quando i colori della primavera olandese le hanno dato il benvenuto qui, come il pensare al Natale che arriva e che portera’ sicuramante calore ma anche una malinconia sottile.
Sono passate 2 settimane e non so ancora bene cosa stia succedendo, il ritorno alla normalita’ olandese e’ un balsamo che aiuta, qui siamo abituati a non avere la famiglia vicino e in qualche modo questo, insieme a una quantita’ di lavoro inquietante, serve a tenere la mente occupata.
Ma il male resta, cova sordo con questo senso di mancanza, di vuoto e di doloroso stupore che fa riempire gli occhi di lacrime a tradimento, senza un perche’ o forse con il solo enorme perche’ che l’idea che lei non ci sia piu’ e’ troppo grande per il mio cuore.
Dicono che si diventi davvero grandi il giorno in cui si dice addio a uno dei propri genitori. Per me quel giorno e’ stato ieri, ma non ero sola, c’era la mia famiglia e c’erano tantissime persone, alcune (tante davvero) presenti di persona, altre vicine con il pensiero, tutte con un motivo piccolo e personale per ricordare mamma Carmen e il suo sorriso.
Alla fine del cammino
della mia vita piena
mi si chiederà:
Che cosa hai guadagnato?
Hai amato?
E io…
Senza dire una parola,
aprirò il mio cuore
pieno di nomi
di coloro che lungo il cammino
un giorno mi hanno abbracciato
e sostenuto.
Quanto li ho amati,
ho il cuor pieno di quei nomi.
E alla fine l’ultimo respiro,
nient’altro che riconoscenza
e lacrime di felicità.
Frans van der Hoof
I cinesi non considerano necessario disossare i polli, ricordatevelo bene nel caso non abbiate intenzione di rifarvi denti/dentiera.
Facciamo che oggi e’ San Petronio e che domani e’ l’ultimo giorno in cui mi vedranno in ufficio qui fino ai primi di Novembre.
Perche’ poi giovedi si prende la macchina e si parte, direzione Roma per il matrimonio di Luca & Laura [con mik testimone, ma questo e' un discorso a parte], poi domenica ci si muove verso la Romagna, da dove si lavora per le successive due settimane [e si e' dove si deve essere quando ce n'e' bisogno, una volta tanto, figlia snaturata che non sono altro...], poi si torna verso nord, con tappa a Ginevra per abbracciare i romano/senegalesi piu’ spettacolari di sempre, poi si prende un aereo e si va in Corea per 5 giorni, poi si prende un altro aereo per Shanghai e si trovano gia’ li mik e babbo D, poi si passa un bel weekend cinese, si lavora a Shanghai per un paio di giorni e poi si torna. Ed e’ il 3 Novembre.
Io l’avevo detto che Ottobre e’ gia’ finito.
Se passate dalla Corea [del Sud] e’ importante ricordarsi che:
tutte le cose si prendono con la mano destra, meglio se sostenuta dalla sinistra e come segno di massimo rispetto, con tutte e due le mani
i biglietti da visita si smazzano a quantita’ industriali, credo di non averne dato e ricevuto uno solo dal ragazzino dell’ascensore; quando ne ricevi uno, devi studiarlo con attenzione, come se fosse una rarita’, riporlo con cura da qualche parte [come tratti il biglietto da visita e' considerato indicativo di come tratterai la persona] e per nessun motivo al mondo scriverci sopra
i coreani di media saranno piu’ bassi di te, quindi potendo niente tacchi e colori mogi. In compenso le donne coreane sono decisamente belle, minute, eleganti e con tacchi vertiginosi.
a tavola non ci si riempie il bicchiere da soli, e’ responsabilita’ precisa del tuo vicino prendersene cura [e tu devi fare altrettanto]; si beve dopo che il piu’ senior a tavola ha bevuto e si loda il cibo tutto il tempo
al ristorante si lasciano le scarpe allíngresso e con la punta girata verso l’uscita; se il peperoncino fa venir da starnutire, ci si scusa e si va a soffiare il naso altrove, e’ considerato molto maleducato farlo a tavola
non stupitevi se vi chiederanno se mangiate cane, qui e’ considerato un cibo normalissimo, ma capiscono che altrove non lo sia…il mio approccio e’ stato quello di declinare cortesemente, di raccontare cose strane che si mangiano in Italia (rane, lumache, cervella, trippa…), insomma paese che vai, stranezza che mangi
Location: hall dello Swisshotel di Shanghai, fuori una tipica giornata estiva cinese, 34 gradi, 80% di umidita’, cielo grigio piombo e puzza di smog.
Personaggi: gruppetto di 50-60enni in imbarazzanti bermuda e maglietta del lavoro, team Ferrari-Pirelli e la Cri che torna da una giornata passata all’ufficio locale
Azione:
omino Pirelli-Ferrari 1: Di su Gigi, ma secondo te cosa gli danno alle cicale qui per fare tutto sto casino? [da leggersi con accento modenese e tono "sono un uomo cosmopolita e ho visto il mondo, una volta sono anche andato a Sassuolo"]
omino Pirelli-Ferrari 2 (presumibilmente Gigi): non lo so ma io cosi non le ho mai sentite da noi
Cri passa e sorride allo scambio (in effetti le cicale fanno un rumore inquietante, tipo gigantesco insetto preistorico)
omino Pirelli-Ferrari 1: signora ma lei ci capisce?
Cri: certo, sono italiana anche io.
omino Pirelli-Ferrari 2: allora se vuol venire e’ invitata con suo marito al nostro evento [questo], al circuito [da leggere come il participio passato del verbo circuire...] della F1, ma non abbiamo le macchine della F1, ma quelle di serie che vanno forte come una F1. Stiamo invitando tutti gli italiani, ma non ce ne sono molti qui.
Cri ringrazia, spiega che per quanto interessata all’evento non considera scambiabile un weekend a casa a farsi coccolare con altri 2 giorni cinesi, sorride e saluta gli omini Pirelli-Ferrari, che essendo gentlemen di altri tempi bloccano la porta dell’ascensore per lei prima di tornare a disquisire sull’effetto dello smog e dei pesticidi sulle cicale cinesi.
Ardvreck Castle – Loch Assynt, originally uploaded by Littlelakes.
Decidere di andare in Scozia in moto ha qualcosa di folle e di magico allo stesso tempo, se poi realizzi che parti da The Netherlands, le terre basse, per raggiungere le Highlands, le terre alte, allora non rimangono dubbi che il viaggio sia di quelli da fare.
Quello che non ti aspetti e’un paesaggio che cambia ogni 50 km, cieli di azzurri purissimi o con tutti i toni del grigio e una luce che dire drammatica e’ poco,. Quello che non ti immagini e’ che possa piovere con una forza che non hai mai sperimentato nemmeno nel peggiore temporale estivo, e qui ode alla germanica qualita’ della attrezzatura da moto, che ci sara’ costata un capitale, ma ci ha portato a spasso tranquilli e asciutti per 15 giorni.
Quello che non ti aspetti sono verdi e grigi assoluti, scenari cosi forti e drammatici che ti devi fermare al bordo della strada, togliere il casco e fare un respirone per riuscire a riempirti gli occhi e il cuore di tutta quella potenza, cosi grande che certe volte davvero vorresti quasi piangere per la gioia di poter anche solo vedere quei paesaggi.
Quello che impari e’ che l’ospitalita’ scozzese non e’ solo un modo di dire, che le persone ti chiedono dove vai, cosa hai visto, se ti sta piacendo e se hai bisogno di qualunque cosa che possano fare per te, lo fanno, con una semplicita’ che pensavi estinta (cfr il signore del negozio di attrezzature marine di Mallaig che invece che spennare Mik che cercava chiavi a brugola e attrezzi vari gli apre il suo garage e ci lascia li a mettere a posto la moto, chiedendo solo di chiudere una volta finito o Jim a Glasnakille, sull’isola di Skye, che ha tirato fuori per noi il suo Caol Ila speciale e si e’ messo il kilt per servire la colazione con stile).
Quello che impari anche e’ che in mezzo alla strada puoi trovare di tutto (secondo i cartelli avvistati, mucche, pecore, maiali, cavalli, cervi, scoiattoli rossi, rane/rospi, martore e persone anziane), ma che nonostante le segnalazioni, l’unico che e’ stato seccato e’ stato un coniglietto che ha deciso di cambiare direzione al momento sbagliato, mentre una simpatica fagianella si e’ beccata un cartone volante da Mik visto che ci e’ decollata davanti alla moto e in traiettoria al suo pugno.
Le cose davvero pericolose pero’ sono 3: gli agnellini, che non hanno idea di cosa sia una strada, ma che al rombo dell’ Harley reagiscono sempre e solo in un modo, correndo verso la mamma, ovunque essa sia, qualunque cosa ci sia nel mezzo; le grate per le mandrie, che poi sono grate di metallo molto larghe che vengono messe agli ingressi dei paesi per impedire che mucche e pecore riescano a passare…se ci passi in moto e in bici dopo che e’ piovuto sono in assoluto la superficie piu’ infida mai inventata; e ultimi ma non ultimi, i midges.
I midges sono una sorta di piaga biblica, moscerini di dimensioni invisibili che escono ogni qualvolta non ci sia abbastanza vento e ti mangiano vivo; l’unico rimedio che conta, l’unico deterrente che funzioni e’ un olio secco spray dell’Avon che si chiama Skin so soft che impedisce loro di atterrarti addosso e che apparentemente ha un profumo che non gradiscono. Leggenda vuole che sia il rimedio insetti ufficiale dei corpi speciali britannici assegnati alle basi di sottomarini in nord Scozia o nelle jungle tropicali: i maligni si chiedono come mai i corpi speciali conoscano le creme per la pelle Avon, i benpensanti dicono che sono state le moglie, io dico che dopo una settimana di anti insetti normale ero piena di bozzi e dopo un giorno di Avon ero liscia e profumata e tanto mi basta.