Domenica avevamo pianificato una colazione al bar.
L’abbiamo fatta.
Poi per?? prima di pranzo avevamo anche coperto Raticosa e Futa [sempre sia benedetto il tracciatore di quel passo appenninico che in tempi non sospetti aveva un DNA da piega e il comune di Bologna che sa che l'asfalto in montagna non ?® un dettaglio].¬† Gi?† che c’eravamo, pranzo in un agriturismo che prevede un chilometro di strada bianca da delirio su una moto supersportiva, ricompensato dalle migliori pappardelle al cinghiale di sempre e da chiacchiere con 2 soggetti bolognesi doc da manuale o da canzone di Mingardi.
L’unico “ma” ?® il catalizzatore.
Andare in giro su una R1, aggrappata modello koala [o zainetto o zavorra, come vi pare] ?® spettacolare, ai semafori la gente ti guarda, in certi casi fa finta di guardare la moto ma ti guarda il sedere, i bimbi ti salutano, i gggiovani del paesello ti inseriscono di default nella lista dei fighi, i nonni ti chiedono come va il motore [che qui, in accezione romagnola pura comprende tutta la moto, non solo il motore propriamente inteso] e al bar sei nella lista vip.
Per?? il catalizzatore. Come andare in giro seduti su una stufa al massimo della potenza…l’ideale per le mezze stagioni, quando l’aria ?® ancora fresca e un po’ di caldo non dispiace sicuramente. Ma quando fuori ci sono 35 gradi, questo calore che ti trovi sotto il sedere pi?? che una leggerezza di progettazione sembra una punizione da girone dantesco. Gi?† sei l?¨, diligentemente impellato mentre quelli con lo scooter al semaforo ti affiancano in casco jet, bermuda, ciabatte e top da fashion victim e tu come un mantra ti ripeti che l’asfalto fa male, che tu hai ragione, integrale+jeans+giubbotto con protezioni sempre e comunque. Poi questo calore diffuso che offusca i pensieri e fa friggere sedere e caviglie e dietro alla visiera cominci a vaneggiare di th?© freddi ghiacciati e ombra e sedie a sdraio bordo spiaggia.
Dura la vita degli zainetti Yamaha.