Sedotta e abbandonata dalla Lufthansa, trovo riparo tra le braccia di mamma Alitalia che mi consegna a Kiew sotto un cielo bianco di neve e con nello stomaco un tramezzino agghiaciante a base di provola e carciofi.
Il doganiere ucraino medio ha la stazza di un armadio a tre ante, i capelli lisci lisci, cortissimi e piu’ o meno biondi, non spiccica una parola di inglese, ma fa il provolone come 4 italiani messi insieme. L’unico scambio di parole assimilabile a una conversazione e’ costituito dal’elenco dei marchi prodotti dall’allegra multinazionale e un “buonanotte” finale riconsegnandomi il passaporto.
Stessa cosa con il taxista, appurato che non capisco il russo, che non ho un’idea dell’ucraino e che viceversa inglese, francese e italiano sono non pervenuti dal suo lato, il viaggio verso l’albergo procede nel cuore della notte e nel mutismo piu’ assoluto. Fuori e’ tutto coperto di neve, le strade differiscono dal resto del paesaggio solo perche’ invece che la neve ci sono pozzanghere di un metro di profondita’: al guado della prima speri ardentemente che il concetto di revisione annuale sia preso sul serio dal tuo taxi driver. A prima vista, la possibilita’ di fermarsi nel mezzo del niente causa allagamento del motore sembra agghiaciante piu’ della temperatura esterna, poi visualizzo che le fermate dell’autobus sono piu’ grandi e meglio isolate della mini casa in cui si viveva a Roma per cui un po’ mi tranquillizzo.
Arrivati a Kiew la conversazione con il tassista ha un’impennata e di seguito mi indica il fiume (credo…), il palazzo del governo (riconosciuto dai tempi delle dirette tv sulla rivoluzione arancione), lo stadio della Dinamo Kiew e un non meglio precisato museo di Stalin alla cui vista il suddetto tassista si batte il petto, senza che io possa anche solo vagamente capirne il motivo.
Arrivo in albergo all’una passata, mi registro, ricevo il pacchetto di benvenuto per la 3 giorni e¬† mi diletto con un florilegio di Andrey, Dmitry e Larisa lungo almeno due pagine. Mi addormento sognando steppe sterminate e gulag, questo progetto e’ troppo grosso per essere digerito senza un po’ di vodka, ma per oggi solo tramezzini Alitalia e sonno tormentato.