Traslocare il contenuto della casa di una fanatica dei libri e di un malato di fumetti e’ un’impresa titanica.
A ragion veduta, dopo 3 giorni di delirio, posso dire che avevamo sottostimato l’impresa, pensando che tutto sommato non ci volesse poi molto per radunare le nostre cose.
Niente di piu’ sbagliato, o almeno, non se devi raggiungere il punto che in casa non resta piu’ niente: la parte difficile non sono stati i grandi blocchi (i libri, i fumetti, le scarpe) quanto piuttosto tutte le cose piccole sparse, i mille gadget che servono a mandare avanti una casa.
Ci siamo ritrovati cosi a lunedi mattina con 90 scatoloni pronti e la convinzione che a parte smontare i mobili grandi non rimanesse poi molto e ci siamo ritrovati a sera con 128 scatoloni e mille cose sparse che non si potevano impacchettare diversamente, tutto comunque rigorosamente inventariato a uso e consumo della dogana svizzera.
La parte di peso e carico del furgone e’ stata l’altra ossessione della giornata: steso un velo molto pietoso sullo stato del furgone a noleggio (un buco sul tetto, un fanalino rotto, una gomma bucata, niente autoradio), mettiamo alla gestione del carico il veterano babbo Duilio, con anni di vacanze familiari in mini Minor all’attivo, Carlo, il vicino di sotto, che ottiene unanimi consensi per la visione Tetris del carico e la Benny all’inventario e monitoraggio lista dogana, mentre su Mik, babbo Roberto, Diddo e io continuiamo implacabili a martellare con nuovi pezzi da caricare. Si ottiene cosi il brillante risultato di far entrare tutto nel furgone, si chiude e si parte verso la prima tappa, casa D.
Giusto perche’ i miei sensi di ragno pizzicano e perche’ le rassicurazioni che il peso del furgone e’ a posto non mi convincono, la prima operazione alla mattina e’ quella di pesatura…e salta fuori che su una portata di 12 quintali, siamo fuori di 13 quintali.
Al momento siamo tutti penalmente perseguibili per aver portato con la patente B un furgone il cui peso richiede la C, siamo fuori da ogni copertura assicurativa e ovviamente non possiamo nemmeno pensare di affrontare la famigerata dogana svizzera in queste condizioni.
Saranno gli anni di project management, ma in 10 minuti ci sono un piano A (si scarica per raggiungere il peso, si parte, si scarica e si carica cio’ che resta per un ulteriore viaggio) e un piano B (si noleggia un secondo furgone e si aggiunge un nuovo elemento alla carovana che gia’ comprende un furgone sovraccarico, un campere che nasconde bici e vestiti e una moto apripista): il comitato trasloco opta per il piano B e un’ora dopo siamo in un parcheggio a Piacenza a travasare scatoloni, cercando di beccare i piu’ pesanti.
Fino alla dogana tutto procede senza ulteriori sorprese, poi ci prepariamo ad affrontare lo spauracchio svizzero, anche se le sorprese verranno dal lato italiano. Scopriamo che non e’ possibile passare senza l’aiuto (che costa 80 euro) di uno spedizioniere autorizzato, che prepara un po’ di carte e trasferisce i dati a Roma, all’ufficio generale delle dogane, dove avviene un sorteggione che decreta se il carico sara’ soggetto o no al controllo articolo per articolo. Il santo dei traslocatori ci e’ benigno e abbiamo il via libera per la Svizzera, dove in 10 minuti di orologio facciamo tutto, documenti, passaggio e niente pesatura. Come disse quello, molto rumore per nulla.
A parte troppe gallerie, il resto del viaggio scorre fino a destinazione e prendiamo possesso della nostra casa al tramonto, giusto in tempo per scaricare due materassi, recuperare una pizza e crollare esausti con tutto ancora da scaricare.
Alle 9:30 del mattino del giorno dopo, tutto e’ compiuto, furgoni vuotati, linea telefonica attivata (Swisscom rules!), trasportatori docciati e pronti a ripartire e io e Mik che un po’ frastornati ci guardiamo intorno in questa casa nuova e bianchissima.
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