January 31, 2009

Aggiornamento di mezza giornata

Parrucchiere: fatto, della frangia non c’è piu’ traccia, adesso i capelli sono tutti scalati
Posta: fatto, la corrispondenza è deviata al fratello della padrona di casa per i prossimi due mesi
Spesa per la valigia: fatto
Valigia numero uno: fatta, deve “dimagrire” di 4 etti per raggiungere i 23 kg consentiti e dimostrare di poter entrare nel baule della Z4
Cesta del bucato: rimane solo la lana, poi sarà il vuoto
Pranzo: prosciutto, formaggio, pane fresco e succo di mela, tazzone di caffè
Pennica: in progress

January 30, 2009

-3 al decollo

Lunedi mattina c’è un aereo che mi aspetta per volare in New Jersey e in definitiva, a parte un chilo di check list non ho ancora fatto niente. Confido nelle mie doti organizzative, nello spirito indomito e razionale da ingegnere (chiamatemi Furio) e in un limitato numero di ore di sonno per fare tutto.
Adoro le missions impossible!

January 28, 2009

Tu

Adoro quella vena un po’ folle che hai, non è da tutti e nemmeno per tutti sorseggiare Veuve Cliquot tenuto in fresco in un Tupperware blu pieno di ghiaccio, dopo aver comprato un minuto prima su iTunes la mitica “Champagne” di Peppino di Capri come colonna sonora..

January 21, 2009

Supporto

Ho deciso di supportare l’era di Obama e l’economia americana con investimenti a stelle e strisce. Il primo e’ appena andato in porto, 2 biglietti NBA per New Jersey Nets vs. Boston Celtics.

Momenti storici

A me Obama che si impappina ha fatto sorridere, con buona pace di Rossella che dice che era preparato per sembrare piu’ simpatico. See you soon mr President.

January 14, 2009

Cose normali in gruvierland

Vivo in un posto in cui é possibile che mentre guidi per andare in ufficio una volpe argentata spunti fuori dal bosco e ti attraversi la strada.  Meraviglia :)

January 13, 2009

Ho visto cose…

-11 stamattina in quel di Berna, il clima ideale per fare la fila fuori da un consolato e grazie al cielo ho lasciato perdere l’idea della gonna.

Il consolato fornisce tutte le informazioni necessarie per la richiesta del visto tramite il suo sito Internet, peccato che alcune cose proprio non ci fossero scritte: per esempio c’è scritto che non sono ammesse valigie o zaini, ma quando arrivi davanti alla porta dopo magari un’ora di fila scopri che nessun tipo di borsa è ammesso, senza deroghe. Cosi in un colpo solo la guardia si para davanti alla porta e manda indietro nell’ordine: mamma con lattante che aveva la classica borsa di pannolini, cambio e pappine, manager rampante con la 24 ammanettata al polso in quanto contenente segreti industriali di valore inestimabile (cosi dice lui…), gnoccona est Europa (si scommette sulla Russia) con Gucci d’ordinanza. Tutti fuori dalla fila, non importa se erano li da un pezzo, alla regola non si fanno eccezioni. Un minuto dopo esce la signora delle pulizie e informa che il fornaio italiano che si trova girato l’angolo ha creato una stanzetta nel retro del forno e per una cifra onesta ti mette la borsa in un armadietto chiuso a chiave e con tanto di ricevuta…benedetto estro latino.

Entro e passo i controlli di sicurezza, la guardia è gentile e fa solo slacciare e non togliere gli stivali, con il freddo che fa non vuole sulla coscienza decine di raffreddori, quindi si scende negli uffici, altro controllo al metal detector e si arriva al momento clou, la consegna della documentazione. A questo giro vanno a casa: ragazza polacca che ha la foto in formato normale e non si vedono nemmeno le orecchie, ragazza francese che ha compilato il modulo previsto ma lo ha fatto a mano e non on line, quindi non ha il codice a barre stampato alla fine, studente svizzero che si è scordato la lettera di invito della scuola presso cui deve andare a studiare.

Io passo il check e aspetto un’altra ora abbondante, sfogliando Vanity Fair USA. La mia intervista dura un minuto e mezzo, in cui confermo che lavorero’ in New Jersey e che ho intenzione di tornare a casa. Ok, granted, 1 year, sent tomorrow, goodbye miss.

January 11, 2009

Planning

Ho to do list ovunque, cose da fare, cose da preparare, cose da chiarire, cose da vedere. Gennaio e’ un mese di pianificazione, piu’ che di buoni propositi direi si tratta di mettere in fila tutto, di non scordarsi nulla, cercando nel frattempo anche di non fare il botto subito. 

Priorita’ uno alla burocrazia per entrare negli Stati Uniti, martedi mi aspetta l’intervista in consolato a Berna, accumulo la documentazione con un misto di sorpresa e di allegria: la foto deve essere 5×5 cm, con la testa centrata e di lunghezza compresa tra i 2.5 e i 3.5 cm e soprattutto con entrambe le orecchie visibili. Insieme al fatto che mi prenderanno le impronte digitali un’altra volta, posso sperare che in una puntata di CSI la mia faccia venga usata in qualcuno dei famosi database di riconscimento. Accumulo lettere di presentazione in cui i colleghi americani sprecano lodi su quanto sia brava e su quanto io debba proprio andare li, ma non un minuto piu’ della durata del progetto, perche’ poi ci sono le lettere di presentazione della casa madre svizzera che giura che appena finisco in America mi rivogliono indietro, sono mica matti a lasciarmi agli americani!

Poi la check list di cosa portarsi, roba per l’ufficio, tenendo conto che l’ambiente e’ molto meno formale che qui e che l’head quarter e’ comunque annesso a uno stabilimento, ovvero niente tacco 10 e pochi tailleur, meglio roba comoda, le camicie a scacchi le compro li direttamente; roba per il tempo libero, inclusa la palestra del complesso in cui abiteremo di cui ho promesso di diventare un’assidua frequentatrice.

Ultimo ma non ultimo, le cose che voglio fare/vedere/mangiare tra il New Jersey e New York e su questo mi sto proprio divertendo.

Ancora 3 settimane e poi ci siamo.

January 6, 2009

Risvegli traumatici

Già la sveglia alle 6:50 al secondo giorno di lavoro è un trauma, se poi ci metti anche la sirena di un allarme impazzito che suona dall’interratto del palazzo allora diventa un vero trauma. Se poi vivi in una nazione in cui l’interrato del palazzo è anche il posto in cui si trova il rifugio anti-atomico condominiale, allora l’urlo dell’allarme prende un che di inquietante sul serio.

Per fortuna fuora c’era la neve, Heidi e le caprette.

January 5, 2009

Oplà

Di nuovo all’opera dopo 15 giorni di beata nullafacenza, di abbracci, di mangiate, di posti bellissimi e di progetti.

Si riparte a pieno ritmo perchè gennaio sarà un mese piuttosto pieno, tra lavoro, preparativi per gli States, vita sociale e chissà che altro. Intanto ho l’appuntamento per martedi prossimo per l’intervista all’ambasciata americana per la richiesta del visto e cosi mi preparo a dimostrare che sono una cittadina irrepresensibile, che ho solide radici in terra elvetica e che per nessun motivo allo scadere del visto cerchero’ di rimanere oltre oceano. In aggiunta mi devo anche prendere un altro po’ di appuntamenti con i consulenti fiscali di PWC, visto che la prospettata lunga permanenza in US mi renderà eleggibile per le tasse 2010 e considerando che quelle svizzere sono “leggermente” meglio, vorrei anche capire che cosa significherà. A chiudere, comincio a pensare cosa mettere in valigia, una valigia da 2 mesi e mezzo con incluso cambio di stagione.

Pensavo anche di scrivere qualcosa su Praga, ma in realtà Praga l’abbiamo vista un po’ di traverso, mezzi acciaccati a turno e in mezzo a una bolgia di gente e a un freddo che mi aspettavo ma non cosi. Della quantità di italiani non dico niente, se non che siamo perfino riusciti a beccare il proprietario della videoteca di Roma che non vedevamo da quando ci siamo trasferiti, spaventosa invece la quantità di russi, pensavo di essermi sbagliata ed essere tornata a Mosca! Rimane la voglia di tornarci in un fuori stagione piu’ generoso come clima e affollamento, come e quando questo proprio non ne ho idea!