Ho to do list ovunque, cose da fare, cose da preparare, cose da chiarire, cose da vedere. Gennaio e’ un mese di pianificazione, piu’ che di buoni propositi direi si tratta di mettere in fila tutto, di non scordarsi nulla, cercando nel frattempo anche di non fare il botto subito.
Priorita’ uno alla burocrazia per entrare negli Stati Uniti, martedi mi aspetta l’intervista in consolato a Berna, accumulo la documentazione con un misto di sorpresa e di allegria: la foto deve essere 5×5 cm, con la testa centrata e di lunghezza compresa tra i 2.5 e i 3.5 cm e soprattutto con entrambe le orecchie visibili. Insieme al fatto che mi prenderanno le impronte digitali un’altra volta, posso sperare che in una puntata di CSI la mia faccia venga usata in qualcuno dei famosi database di riconscimento. Accumulo lettere di presentazione in cui i colleghi americani sprecano lodi su quanto sia brava e su quanto io debba proprio andare li, ma non un minuto piu’ della durata del progetto, perche’ poi ci sono le lettere di presentazione della casa madre svizzera che giura che appena finisco in America mi rivogliono indietro, sono mica matti a lasciarmi agli americani!
Poi la check list di cosa portarsi, roba per l’ufficio, tenendo conto che l’ambiente e’ molto meno formale che qui e che l’head quarter e’ comunque annesso a uno stabilimento, ovvero niente tacco 10 e pochi tailleur, meglio roba comoda, le camicie a scacchi le compro li direttamente; roba per il tempo libero, inclusa la palestra del complesso in cui abiteremo di cui ho promesso di diventare un’assidua frequentatrice.
Ultimo ma non ultimo, le cose che voglio fare/vedere/mangiare tra il New Jersey e New York e su questo mi sto proprio divertendo.
Ancora 3 settimane e poi ci siamo.