Non c’è weekend senza shopping e non c’è shopping americano senza un mega mall. Quello piu’ vicino a casa si chiama Garden State (che poi è il New Jersey) ed è un agglomerato titanico con dentro qualunque cosa, a parte un supermercato. Questo dettaglio apparentemente insignificante, in realtà ha un impatto sulla frequentazione del mall, sia in termini di fauna che in termini di orari: niente supermercato=niente massaie che alle 8 del mattino di sabato devono fare la spesa della settimana, quindi ragionevole “deserto” alla mattina, bolgia di teenagers al pomeriggio/sera.
Affrontiamo il mall con una lista shopping assortita che va da un MacBook Pro a un nuovo Epilady (il mio è collassato il giorno della chiusura valigia, no comment sul mio stato pilifero), passando per un paio di guanti, dei mug e qualche incenso. Com’era da prevedersi il posto è una specie di labirinto tentacolare, in cui i nostri occhi europei sono attratti da mille bellezze, ma anche da abomini e crimini contro il buongusto, tipo una serie di negozi dove si comprano i classici vestiti simil meringa colorata che vengono appioppati alle damigelle di ogni buon matrimonio americano, o i vestiti per il ballo di fine anno, almeno per come ce li fanno vedere nei film.
All’Apple Store c’eravamo già stati il venerdi sera e per il sabato mattina abbiamo in programma accorate rimostranze perchè di due cose che ci avevano detto la sera prima, non ce n’era una che fosse giusta: la store manager ci ascolta paziente e comprensiva, promette di provvedere con adeguato training a migliorare le conoscenze delle sue persone, ci mette nelle mani di una esperta che alla fine accorda anche un 10% di sconto sugli accessori…all’atto pratico riceviamo un adattatore gratis, ma usciamo soddisfatti e semper fidelis.
Tappa successiva, mentre Mik sgattaiola fuori per una sigaretta, Nordstrom, una specie di Coin ma molto piu’ chic in cui lascio il cuore su un paio di Laboutin di vernice rossa e su un paio di Dior di lucertola nera, con queste ultime decisamente salde in vetta nella mia wish list. Se come mi ha detto l’autistanel tragitto dall’aeroporto a casa, verso l’estate il dollaro precipiterà ulteriormente rispetto all’euro, nessun dubbio su dove saranno investiti i miei soldi.
Accumuliamo incensi e creme all’Occitaine, gel professionali, Wired e un’altra pila di rivista, solo dell’Epilady non si ha traccia, in nessun negozio e in nessun reparto, né con i casalinghi, né con i prodotti per l’igiene personale. A metà tra lo sconsolato e il preoccupato per il livello di cura delle donne del Jersey, abbandoniamo il mall e facciamo un passaggio all’ikea, che li non si sbaglia mai, recuperiamo gadget per la cucina e decidiamo di abbandonare il campo, salvo poi scoprire on line e al terzo inutile tentativo, che l’Epilady lo vendono nell’altro mall che sta praticamente a metà tra casa e l’ufficio…come sempre, è tutto molto piu’ semplice di quanto si possa pensare!