Mentre le comunità italiane degli States si mobilitano con iniziative e fund raisinig per il terremoto in Abruzzo (il centro di coordinamento è al museo della cultura italiana a Little Italy a NY), la nostra piccola comunità comincia a muoversi e a preparare il primo rientro in Italia.
Niente bilanci, dopo 3 mesi e con un anno davanti è decisamente presto, pero’ sensazioni e immagini da cominciare a portare a casa ce ne sono già tante.
Gli americani sono cordiali e ospitali, le cose che sono classificate come “non politically correct” troppe e incomprensibili (prima o poi ci scrivero’ qualcosa sui do & don’t raccolti in ufficio), le porzioni troppo grandi sempre e comunque, Manhattan è cara ma un Martini per 11 $ non è poi peggio del prezzo medio da aperitivo cittadino italiano, il gusto del bello per quello che riguarda abbigliamento e arredamento ha poco in comune con gli standard europei, per certi versi qui siamo indietro anni luce (godness, il meglio dell’ADSL è una 3Mb!!) e per altri avanti eoni (copertura wi-fi in primis), la crisi sta picchiando duro (le file di casette tutte carine con il viale e il giardino davanti adesso hanno un ulteriore gadget, un cartello vendesi una si e una no), le macchine sono ancora troppo grandi (ci facevo caso ieri, un Tahoe adesso mi sembra nella norma e un Hummer quasi piccolo!!) ma le pubblicità cominciano a parlare di consumi medi e eco-compatibilità (con la benzina a 1,70$ al gallone a un europeo viene ancora una gran voglia di un motore 5000, a loro forse meno), Manolo Blahnik è sopravvalutato, l’East Village è una meraviglia e la Salumeria Michael’s di Lyndhurst un paradiso (con tanto di ragazzino al banco che da quando non vede Mik con me ha cominciato a portare avanti la tradizione italiana e fa il cascamorto).