Continua la nostra esplorazione della cultura americana, sostanzialmente muovendosi su tre fronti:
1) New York: talmente grande e talmente speciale da richiedere una gestione a parte. Come è vero che chi ha visto NY non ha davvero visto l’America, è anche vero che non si puo’ prescindere da questa città cosi unica, per cui, percorrendo a rovescio la sigla dei Soprano (loro escono dal Lincoln Tunnel e si tuffano nel Jersey, noi facciamo a rovescio), continua l’esplorazione della grande mela. Venerdi sera lo abbiamo trascorso a Meatpacking, che è forse il quartiere al momento piu’ trendy in quanto a vita notturna. L’ambiente è quanto meno curioso, Meatpacking è davvero il quartiere dei macelli, per cui di fianco a locali super fighetti con giovini in tacco 10 in fila fuori ci sono i camion anche loro in fila per cominciare a caricare alle 4 del mattino quando i locali chiudono e i magazzini riaprono. Il quartiere è interessante e vivace, pieno di negozi super alla moda, con le strade affollate e spazi che non ti aspetti, ma manca dell’allegria caciarona del Village, sarà forse perchè quello che è il suo punto di forza, l’architettura di stampo industriale/commerciale, è anche il suo punto dolente, quello che rende le strade piu’ cupe rispetto alle casettine del Village. Da menzionare: in S&TC a Meatpacking ci abitava Samantha e detto questo detto tutto; siamo stati in un locale che faceva sembrare il coyote Ugly un collegio svizzero, ma, meraviglia di questo paese, mentre dietro al bancone c’era la catasta dei reggiseni donati dalle clienti (dicono anche illustri), sull’altra parete c’era un intero memoriale del 9/11, foto, biglietti, distintivi, in quella contraddizione un po’ folle che è il motore della grande mela.
2) I colleghi di lavoro: come dice un mio collega, gli svizzeri sono come le noci di cocco, durissimi fuori, ma se fai tanto di fare breccia poi sono solo dolci sorprese, mentre gli americani sono come le pesche, dolci e piacevoli ma con il cuore inaccessibile. Un po’ è vero, con gli americani si attacca bottone al volo, ma un po’ per le regole assurde del politically correct e un po’ per il modo caciarone che hanno è difficile arrivare oltre una certa soglia. Sempre con le dovute eccezioni. Tra le belle scoperte accumulate qui, metto in pole position il mio vicino di ufficio Dean detto Dino, creatore di un evento annuale che magnifica gli orrori che il cinema puo’ produrre. Se volete condividere il genio di Dino, questo è il sito del Bad Movie Party, visto quanto ci siamo divertiti quest’anno nel nostro ruolo di osservatori non escludo che l’anno prossimo si pianifichi una visita apposita per non perdersi il BMP9.
3) Il New Jersey e i suoi diner: dicono che il Garden State sia lo stato con la quantità piu’ impressionante di diner ancora attivi e noi ci siamo messi di impegno ad andarne a scovare uno per settimana. Con questa scusa siamo finiti in posti fuori dai percorsi comuni (ammesso che ci sia qualche percorso comune nel NJ…), in angoli scappati dagli anni 50, quelli in cui nei diner c’erano i tavoli in formica, i mini juke-box e la torta del giorno. Le sola cose che sono cambiate è che adesso non ti portano praticamente piu’ la classica tazzona del caffè a me no che tu non la ordini (e la paghi) e che il bicchierone d’acqua ghiacciata è solo su richiesta (dicono che questa sia la coscienza ecologica che avanza, non si spreca l’acqua…), per il resto…tutto come fosse ieri.